Non ci accontentiamo più di sentirci dire “cosa” sarebbe giusto realizzare, vogliamo sapere “come” attuare concretamente le decisione da assumere e farlo
Crediamo sia legittimo e forse anche indispensabile, da parte di noi giovani dire cosa ne pensiamo, sugli argomenti sviluppati da Don Roberto Sardelli e Massimo Ilardi su queste colonne. Dal nostro punto di vista, la svolta generazionale, auspicata da Matteo Iannitti, può sorgere soltanto dall’impegno delle/dei ragazze/i all’interno dei partiti e della politica. Il nostro intento, pertanto, è quello di aprire un dibattito capace di stimolare nuove forme organizzative e un nuovo modo di porsi verso la politica, uscendo dagli schemi per “addetti ai lavori” e immedesimandoci nelle/nei tante/i giovani, con i quali ogni giorno ci confrontiamo e che Don Sardelli ha descritto con gli occhi di un’altra generazione e perciò in modo parziale.
Pensiamo occorra rompere, da parte delle/dei giovani, con il personalismo dilagante, il professionismo politichese, l’imitazione caricaturale di parole e di slogans provenienti, senza nessuna rielaborazione, dai leaders dei partiti e dei movimenti. Viceversa, è fondamentale far prevalere un nostro punto di vista, generazionale e originale, basato sull’esperienza concreta senza scimmiottare i sotterfugi e i giochi di potere dei politici con i capelli bianchi. Perchè, è da dentro la nostra generazione, quella nata nella crisi, quella del volontariato e dell’impegno sociale, che possono nascere, e secondo noi sono già nati, gli anticorpi per la deriva del mercato neoliberista e della mercificazione della vita.
Partiamo dall’ipotesi, dettata dalla nostra presunzione giovanile, che le ideologie, intese gramscianamente come “concezioni del mondo che regolano vasti ambiti del vivere”, non possono più reggere lo sviluppo frenetico delle società attuali, in grado di modificare incessantemente simboli e parole d’ordine. In questo quadro, di ridimensionamento della Sinistra e della sua cultura, di profonda crisi delle liturgie dei partiti novecenteschi e di apertura di nuovi scenari organizzativi, tecnologici e concettuali, pensiamo sia necessario un approccio pratico, post-ideologico, all’idea di politica e di Sinistra, capace di dare risposta ai bisogni quotidiani dei cittadini. D’altronde, le necessità essenziali delle persone sono rimaste le stesse. Parliamo di un lavoro stabile, dignitoso e privo di rischi, di una casa, della tutela dell’ambiente, di servizi pubblici universali ed efficienti, e, soprattutto, della possibilità d’incidere sulle scelte pubbliche nei territori. Occorre far rivivere i nostri valori di solidarietà, eguaglianza, giustizia sociale e democrazia, declinandoli in azioni concrete in grado d’integrare o di sostituirsi, se occorre, alle politiche sociali che le istituzioni non garantiscono più. Per rendere l’idea, pensiamo sia più efficace acquistare o occupare (vedi Action a Roma) una casa per poi affittarla a prezzi politici, aprire una mensa per i poveri, creare un centro sociale per i giovani o gli anziani, aprire un fondo per i precari, invece che fare un semplice corteo a favore della casa, dei poveri, dei giovani, degli anziani o dei precari. Secondo noi, è strategico creare una massa critica che agisca nella società, in modo esteso e capillare, invece che concentrare gli sforzi sul dissenso nei cortei o alle manifestazioni di piazza.
In questa visione un ruolo dominante deve averlo l’aspetto etico e morale. La coerenza deve prevalere sull’ipocrita separazione tra le idee proclamate e i comportamenti praticati. Se stiamo dalla parte dei ceti meno abbienti chi fa politica a Sinistra non può permettersi di ricevere dalla politica più di quanto guadagna un impiegato o un operaio che vogliamo difendere: una soluzione fattibile sarebbe quella adottata in Olanda dal Partito Socialista (passato dal 6 al 17%), “i deputati consegnano l’intero stipendio al partito per riceverne 2mila euro al mese”. Non vogliamo fare certo demagogia, ma una delle conseguenze della fine delle ideologie è che le/i giovani si identificano e decidono di partecipare e poi di votare, non più in base ad una astratta appartenenza, ma giudicando la politica concretamente attuata e le condotte dei loro rappresentanti.
Non è vero che le/i ragazze/i non partecipano, sono solo diventati ancora più esigenti e coerenti. Non si accontentano più di “cosa” sarebbe giusto realizzare, dell’astratta coscienza critica, delle infinite discussioni in assemblee vocianti e poco propositive, ma vogliono sapere “come” attuare concretamente le decisioni assunte.
La pratica democratica imparata in questi anni, anche a caro prezzo, nelle strade di Genova, Praga, Parigi, Londra, al gay pride, nelle mobilitazioni di Vicenza, della Val di Susa, nelle grandi manifestazioni per la pace e nell’azione quotidiana all’interno dei Movimenti, ci ha insegnato che il rinnovamento politico, delle idee e delle persone, è essenziale perché i rappresentanti dei cittadini siano anche i portavoce delle difficoltà che affliggono il nostro Paese. Purtroppo non è così! E certo non possono essere sempre le stesse facce a poter rappresentare: l’alienazione nei call center, le mani callose nelle fabbriche, i soprusi subiti nelle terre martoriate dalle mafie, l’impotenza e la rabbia di fronte alle basi militari.
Noi, vogliamo contribuire a costruire una Sinistra che si riappropri della politica e dell’umiltà della fatica quotidiana, vogliamo un cambiamento radicale della nostra vita e del Mondo del quale ci sentiamo protagonisti.
Nicola Candido
Portavoce Giovani Comuniste/i Fed. di Forlì
Simona Deidda
Portavoce Giovani Comuniste/i Regione Sardegna
Giovanni Maiolo
Portavoce Giovani Comuniste/i Regione Calabria